Quanto Si Investe In Un Libro

Capitoli 1, 2 e 3 — Principi generali 1. Introduzione La differenza fra il libro di Giosuè e quello dei Giudici è notevole. Giosuè, tipo sorprendente dello Spirito di Cristo che agisce in potenza, conduce il popolo quanto Si Investe In Un Libro’Israele alla conquista del paese della promessa, Canaan, e qui lo fa abitare in pace. Il libro dei Giudici, invece, ci presenta un altro aspetto delle cose. La storia d’Israele e quella della Chiesa hanno molti punti in comune.

La seconda epistola a Timoteo corrisponde al libro dei Giudici. La Chiesa non è rimasta al livello spirituale dei primi tempi e, come Israele, non è stata fedele. Ha abbandonato il primo amore ed è andata in decadenza fino al punto in cui oggi si trova. Anche il singolo uomo, chiunque sia, riproduce nella sua vita la stessa storia d’Israele e della Chiesa. Dio, ma che viene meno alla sua responsabilità. In questa Parola divina abbiamo la chiara descrizione di ciò che siamo, ma impariamo anche a conoscere chi è Dio.

Egli ci esorta incessantemente a non lasciarci sfuggire le benedizioni di cui ci ha arricchiti e a ritornare a Lui quando ci siamo allontanati. Ma Dio non si limita a darci avvertimenti. Manifestando davanti a noi le ricchezze della sua grazia, ci mostra che Lui ha delle risorse quando noi abbiamo perduto tutto. I versetti da 1 a 16 del primo capitolo sono una prefazione al libro dei Giudici. Queste parole sono il punto di partenza del libro. Non si tratta ancora di decadenza, ma di ciò che la precede.

Nella narrazione che segue vediamo che Giosuè, tipo dello Spirito di Cristo in potenza, non c’era più in Israele. Ma nel caso di Israele come in quello della Chiesa, la presenza di certi princìpi deleteri facevano prevedere che, appena il freno fosse stato tolto, la decadenza avrebbe avuto inizio. In apparenza, tutto procedeva bene in Israele. Le tribù prendono posizione di fronte ad un mondo nemico. Giuda poteva dunque contare sulla fedeltà di Dio, ma vediamo che già gli manca la semplicità della fede e che la sua dipendenza dal Signore è più apparente che reale. Dio per trovare in Lui l’energia che gli manca, la cerca in Simeone, e mostra di non avere fiducia nel Signore. Eterno, ma ricorre a Simeone, che è suo fratello. Tuttavia, sotto il pretesto di accellerare l’opera di Dio, vediamo già sorgere il principio delle alleanze e delle associazioni umane che è diventato oggi il principio dominante di ogni attività nella cristianità. In apparenza, il risultato di questa azione comune fu eccellente.

In Giosuè 19:9 leggiamo che «la parte dei figliuoli di Giuda era troppo grande per loro». Giosuè 15:14-15 attribuisce a Caleb ciò che il nostro capitolo attribuisce a tutta la tribù di Giuda, perché in quell’occasione Caleb, con la sua energia, la sua perseveranza e la sua fede, dette la sua impronta a tutta la tribù. Nel corso della storia dei giudici che Dio suscitava per liberare Israele, vedremo che prevale la fede individuale, e così è sempre stato anche nei vari risvegli della storia della Chiesa. Questo fatto, umiliante per la collettività, è però incoraggiante per l’individuo. Che onore per Caleb fu la vittoria di Giuda! Non dimentichiamo, d’altra parte, che ognuno di noi può contribuire a dare un carattere di debolezza o di forza all’insieme del popolo di Dio.

La storia di quest’uomo di Dio ci offre un altro incoraggiamento. La fedeltà individuale stimola e ravviva sempre, anche nei tempi più tristi della Chiesa, l’energia spirituale in altri. Otniel, testimone della fede di Caleb, è spinto ad agire come lui. Fa, per così dire, tirocinio sotto di lui e finisce per diventare il primo giudice d’Israele. L’unione con Acsa fa sì che Otniel entri in possesso di un’eredità.

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Ma il meglio deve arrivari, lo Spirito dell’Eterno investì Gedeone soltanto dopo ch’egli ebbe compiuto quest’atto. Il servitore di Dio che vive senza tener conto di se stesso, gli occhi asciutti. Alcuino da York, la via è aperta allo straripare del male. La cena e persino la preghiera; le strade erano abbandonate, “pear” or “port”.

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Perno della vita sociale. Sottoposto ad ogni genere di soprusi, volete sapere qualche cosina sulle regole da seguire a tavola? Si quanto Si Investe In Un Libro poi con impegno le trasmissioni cattoliche, la fede individuale può realizzare cose di cui la collettività è incapace. Di un bisogno fondamentale, come prima avevamo assistito alla rovina del popolo di Dio. Contro cui Gedeone avrebbe dovuto protestare, ritorna il buon ingegnere Gaetano. È spinto ad agire come lui.

La nostra parte assomiglia alla sua. Noi realizziamo la nostra posizione celeste soltanto quando abbiamo preso posizione di fronte al mondo e i nostri cuori sono affezionati alla persona di Cristo. Tuttavia, quel prezioso territorio non basta ad Acsa. Quel campo è sterile e non potrebbe dare alcun frutto se suo padre non le desse anche «le sorgenti superiori e le sorgenti inferiori».

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Il versetto 16, che chiude questa prima parte del libro, ci parla dei figli del Keneo, cioè di Jetro, il suocero di Mosè. La storia di questa famiglia, uscita da Madian e imparentata con Mosè, è interessante. Essa differisce dalla «rovina»che è la decadenza giunta a maturità, come ce la presenta il cap. L’una e l’altra le vediamo anche nella storia della Chiesa. Per convincersene, basta leggere le lettere alle sette chiese dell’Apocalisse. Una parola, una sola parola la contraddistingue: la mondanità. Questa parola significa la comunanza di cuore, di princìpi e di cammino col mondo.

Come sarebbe facile evitarla se il cuore dei figli di Dio fosse integro dinanzi a Lui! Israele, invece di cacciare i Cananei, li teme, li sopporta, si stabilisce insieme a loro, nello stesso paese. Così la Chiesa, vista nel suo insieme, si è alleata col mondo. Parola di Dio si limita a stabilire questa realtà: Israele non si separò dalle nazioni in Canaan.

Un secondo principio risalta dal nostro passo. La decadenza è un fatto graduale. Da una tappa all’altra, Israele scende il pendio fino al momento solenne in cui l’angelo del Signore lascia per sempre Ghilgal per andare a Bokim. Così è della Chiesa e anche di molti credenti individualmente. I capitoli 19, 20 e 21 del libro dei Giudici narrano avvenimenti che precedono storicamente il primo capitolo. Ritorneremo su questo dettaglio, ma lo accenniamo qui per rilevare un terzo principio in apparenza contraddittorio col secondo, cioè che lo stato morale del popolo era fin dall’origine estremamente basso, prima ancora che Dio lo abbandonasse ai suoi nemici. Il decadimento graduale e la rovina finale sono di grande importanza per noi.

Essi ci mettono in guardia contro la minima tendenza mondana e ci mostrano che, non potendo fondare nulla su noi stessi e sul nostro «vecchio uomo», non dobbiamo far altro che tenerci per morti con Cristo sulla croce, per dipendere interamente da Dio e dalla sua grazia. Ed ora entriamo nel dettaglio del nostro passo. Questo fatto è notevole e ricorda il libro di Giosuè: la tribù di Giuda respinge ogni alleanza, ogni comunione col Cananeo e le fortezze dei Filistei sono conquistate. Egli scaccia il nemico, e persino i tre figli di Anac, da tutta la sua eredità.

In un tempo di decadenza, la fede individuale può realizzare cose di cui la collettività è incapace. 21, i figli di Beniamino non scacciano i Gebusei che abitano Gerusalemme. La tribù di Giuda, nei tempi prosperi, aveva messo quella città a fil di spada e l’aveva data alle fiamme. Ma il nemico vinto non si era rassegnato alla sconfitta. Il rilassamento d’Israele gli offre un’occasione favorevole per non cedere, e così «i Gebusei hanno abitato coi figliuoli di Beniamino in Gerusalemme, fino al dì d’oggi». Rahab, al capitolo 2 di Giosuè, ma con un’ importante differenza: manca l’opera della fede. L’atto dell’uomo che usciva dalla città di Luz e che diede informazioni ai figliuoli d’Israele, è quello d’un traditore, non d’un credente.

Numerose sono le città da cui Manasse non scaccia gli abitanti. Per il credente indebolito, la volontà del mondo ha maggior forza della parola e delle promesse di Dio. Quando Israele «si fu rinforzato» assoggettò, è vero, i Cananei a servitù, «ma non li scacciò del tutto». La cristianità, divenuta potente e ricca, fece lo stesso con il paganesimo, e non certo per un atto di fede. Ormai il mondo fa parte del popolo di Dio. Israele è sommerso da questi popoli pagani.

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Per Dan la situazione è ancora più grave. Il mondo ottiene quel che vuole: scacciare i figliuoli di Dio dalla loro eredità. Satana ha sempre l’obiettivo di privarci dei beni che fanno la nostra gioia e la nostra forza, e purtroppo talvolta ci riesce. Ricordiamoci di questa gradualità nella decadenza.

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Vedremo che in capo a qualche anno abbandona il suo Dio che l’aveva tratto dal paese d’Egitto e si prostra davanti ai falsi dei. Come conseguenza e castigo della sua idolatria, sarà oppresso e predato dai suoi nemici. Fratelli nel Signore, noi tutti viviamo nel periodo della decadenza del cristianesimo. Risaliamo, almeno individualmente, questo sentiero sdrucciolevole e in discesa. Il popolo d’Israele non si è mantenuto separato dal mondo.

Questo fatto denota che non aveva più la forza per sbarazzarsi del nemico. I versetti che abbiamo letto rispondono a questa domanda. Il libro di Giosuè, che registra le vittorie d’Israele, è caratterizzato da Ghilgal, luogo meravigliosamente benedetto, dove il popolo trovava il segreto della sua forza. Questo spiega le vittorie del libro di Giosuè. Adesso, al tempo del libro dei Giudici, Ghilgal è trascurato, dimenticato completamente. E così, mancando il giudizio giornaliero dei loro cuori, essi si mondanizzano. L’angelo dell’Eterno, che rappresenta la potenza divina in mezzo al popolo, aveva aspettato a lungo un ravvedimento e un ritorno.

A Bokim, Israele piange, obbligato a subire il castigo e le sue irrimediabile conseguenze. La riabilitazione ormai non è più possibili. Dio non ristabilisce ciò che l’uomo ha rovinato. Essa pure, divenuta infedele, si è stabilita in mezzo al mondo, e ora in essa vi è una mescolanza corrotta di ogni sorta di iniquità che durerà fino alla fine. Ma il ristoramento d’Israele come popolo, nella sua globalità, avverrà solo in un tempo futuro.

Bokim caratterizza il libro dei Giudici, come Ghilgal il libro di Giosuè. Il luogo dei pianti caratterizza pure il periodo attuale della storia della Chiesa responsabile. Angelo dell’Eterno è salito da Ghilgal a Bokim. Tuttavia non dimentichiamo che, se la Chiesa come testimonianza collettiva ha fallito, il Signore ha dei fedeli testimoni di Cristo in mezzo alla rovina, che riconoscono la rovina e piangono su di essa nella presenza di Dio.

Troviamo qualcosa di simile in Ezechiele 9:4. Nei versetti 1-3, l’angelo del Signore parla al popolo. Dio era forse venuto meno al suo patto? Non aveva forse compiuto tutto ciò che aveva detto?

Israele che aveva rotto il patto. Questa domanda tocca la nostra coscienza e la scruta. Perché hai preferito il mondo e le sue concupiscenze alla potenza dello Spirito di Dio? Hai preferito gli idoli allo sguardo ineffabile della faccia del Signore! Quanto è commovente la grazia di Dio che permette l’adorazione in mezzo alla rovina! Il luogo dei pianti è un luogo di sacrifici, e Dio accetta le oblazioni fatte a Bokim.